Manituana - Wu Ming (Enaudi)

Pubblicato il da Libreria Fahreheit 451 Quarrata

1775, all'alba della rivoluzione che generò gli Stati Uniti d'America. Lealisti e ribelli si contendono l'alleanza delle Sei Nazioni irochesi, la più potente confederazione indiana. Nella valle del fiume Mohawk, indigeni e coloni convivono da decenni. Scelte laceranti travolgono il futuro di una comunità meticcia: il viaggio deve cominciare, fino alla capitale dell'Impero, e la via del ritorno è già sentiero di guerra. Un cacciatore irochese abbandona i boschi e i romanzi di Voltaire. Un guerriero del Clan del Lupo interrompe la traduzione del Vangelo e imbraccia il fucile. Un baronetto di Sua Maestà compare nei sogni di bianchi e indiani. Una donna guida il suo popolo attraverso le fiamme. Dopo anni di ricerche e scrittura, la nuova narrazione dell'officina di cantastorie nota coi nomi "Luther Blissett" (ieri) e "Wu Ming" (oggi). Un romanzo epico sulla nascita di una nazione e lo sterminio di molti mondi possibili.

 

Dopo le vicende del movimento anabattista di Q  e quelle che ruotano attorno alle vicende di un anno in ’54, l’attenzione del collettivo si concentra questa volta su uno degli accadimenti fondamentali della storia moderna, quello dela Rivoluzione americana.

Già all’inizio il lettore percepisce in maniera netta e marcata uno spiazzamento sia sul linguaggio che sullo stile della narrazione.

 

Contro ogni sorta di banalità il punto focale della storia si inserisce all’interno delle tribù indiane Irochesi, amici della corona britannica e quindi palesemente ostili al movimento rivoluzionario americano di cui, qui, scopriamo anche la vera natura e le spinte meno ideali e meno “considerate” dalla storia ufficiale.

In questa chiave di lettura delle vicende, scopriamo il ribaltamento di certe prospettive storiche e ideologiche; scopriamo che la presenza dei “bianchi” nella zona dei grandi laghi produsse un originale esperimento di integrazione sociale, linguistica e culturale; scopriamo che chi combatte per la libertà non è altro che mosso da brama di conquista e possesso che ha radici anche molto antiche e intrecciate ad una nuova concezione liberista e capitalistica dell’economia mondiale.

 


Ci sono tanti e tanti riferimenti velati e nascosti alla contemporaneità. Un po’ paradossale questo, trattandosi di una storia del periodo coloniale dell’America, così lontana da questo tempo e questo luogo.

Ma puoi leggere di come inizia una guerra, e arrivi a pensare e a capire che tutte le guerre iniziano in fondo così, anche oggi.

Respiri l’atmosfera di quello scorcio di New England di fine ‘700, e già ti accorgi di  come sorgerà e come si svilupperà la nazione dominante degli ultimi 100 anni nel mondo, in tutta la sua grandezza e in tutta la sua miseria, con i suoi miti e le sue contraddizioni.

Ti sorprendi a leggere della Londra miserevole o nobiliare del XVIII secolo e ti accorgi che sembra una grande metafora dei paesi ricchi di oggi, dove le guerre lontane appaiono ancor più lontane e la probabile scomparsa di un popolo e di una cultura non è un problema, non riguarda e non interessa.

 

Ti pietrifichi davanti all’orrore e alla violenza perpetrati da entrambe le parti nel corso della Rivoluzione Americana e confessi a te stesso che è così da sempre e sarà così per sempre.

 

Corre l’obbligo di riconoscere ai Wu Ming la grandissima capacità di raccontare la Storia e di dimostrare come essa si ripete, di come sia auto-referenziale, di come si cita a ripetizione. Anche quando quella che si racconta non è la Storia raccontata dai vincitori e diffusa verso chi non ha voglia di approfondire, di porsi un dubbio.

  

Manituana

Wu Ming

Einaudi    13,50
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