Io sono leggenda - Richard Matheson (Fanucci)

Pubblicato il da Libreria Fahreheit 451 Quarrata

È il 1976. Robert Neville torna a casa dopo una giornata di duro lavoro. Cucina, pulisce, ascolta un disco, si siede in poltrona e legge un libro. Eppure la sua non è una vita normale. Soprattutto dopo il tramonto. Perché Neville è l'ultimo uomo sulla Terra. L'ultimo umano sopravvissuto, in un mondo completamente popolato da vampiri. Nella solitudine che lo circonda, Robert esegue la sua missione, studia il fenomeno e le superstizioni che lo circondano, cerca nuove strade per lo sterminio delle creature delle tenebre. Durante la notte se ne sta rintanato nella sua roccaforte, assediato dai morti viventi avidi del suo sangue.

Ma con il sorgere del sole è lui a dominare un gioco crudele e di meccanica ferocia, scandito dalle luci e dalle ombre di un tempo sempre uguale a sé stesso e che impone la ripetizione di un rituale sanguinario.

In questo mondo Neville, con la sua unicità, si è già trasformato in leggenda.

 

Non è un gotico, i vampiri qui non sono le creature leggendarie cui si riferiscono una moltitudine di scrittori ma sono esseri trasformati da un incidente scientifico, da un batterio. Non girano vestiti di nero con lunghi mantelli  e non dormono in una bara, sono ex persone che sono costrette a cibarsi di sangue per bisogno naturale imposto dalla malattia scatenante l’epidemia apocalittica che porta Robert Neville a ritrovarsi unico umano sulla faccia della terra.

Preda di notte e cacciatore di giorno cercando una ragione ed un improbabile rimedio fino a che non salta fuori, all’improvviso e in pieno giorno una donna che sembra come lui…

 

Scritto nel 1954, può, a ragione, essere considerato il capostipite del filone morti/viventi/post apocalisse, rappresentando il soggetto cui hanno tratto ispirazione moltissimi scrittori di genere e registi cinematografici.

Decisamente un Cult della narrativa horror e fantascientifica porta i suoi oltre 50 anni di vita con estrema disinvoltura.

Interessante specchio sulla psiche umana e sulla natura dei rapporti sociali, sulla condizione di diverso e sul fattore razziale

 

Io sono leggenda

Richard Matheson

Fanucci  € 7,90

 

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F
Lontano (2011)<br /> <br /> Lontani sono i mondi che noi attraverseremo senza saper <br /> bene dove l’inizio della nostra fine. Lontani, i mondi lassù, <br /> ma non scorderemo il fine. Noi, figli di Yaf-het, di colui <br /> che “prese dimora” a occidente, ora abitiamo sotto tende <br /> di Sem, sotto le ali della Sua chiesa. Se solo sapessimo <br /> del nostro passato per saper dove si volge il nostro passo! <br /> Che potremmo mai ricordarcene non senza confusione? <br /> Prosciugatesi antiche paludi, dal Mar Caspio giungemmo <br /> al Mar Nero di terre incognite, sospese come nel sogno: <br /> Hattilantis ne fu il nome, un’Atlantide di ceneri e lapilli <br /> che ebbe a che fare con l’isola di Creta e dove fu fondata <br /> la nostra Ilio. Ma i greci, antichi nemici di anatolici, <br /> non conobbero veramente i minoici: di essi sì, ne narrano <br /> alcuni miti, ma Minosse non era il diavolo. Esisteva, <br /> agli inizi, lo strano culto del serpente e lì dove l’aratro <br /> seminava primi indizi di civiltà direttamente nel solco <br /> della storia. Nei pressi di Eridu, antica città di Shumer, <br /> il Paese del Mare, si modellarono statuette ofidie, sotterra <br /> furono rinvenuti gli ossi di esseri giganteschi, i dinosauri, <br /> e l’Eden si collocava nel giardino di Guedinna, tra Umma <br /> e Lagash; ma l’essere a noi più ostile un Neanderthal <br /> come Lilith, allor quando Iddio rivestì l’uomo di pelli <br /> e il lanoso pachiderma tuonava. Accadde poi il Diluvio, <br /> e l’acque tumultuose dell’Eufrate inondarono il meridione <br /> e tutte le terre feconde che videro poi la gloria di un re:<br /> Ghilgamesh. Tra tutti i grandi che eressero megaliti <br /> orientandoli secondo le cose di Padre Cielo e che presero <br /> in moglie le figlie di una Madre Terra, anche l’Egitto, <br /> fondato da Narmer, emerse dall’acque come un obelisco, <br /> ai raggi del sole, ma più non vi regnava l’asiatico <br /> che abbozzò le piramidi e quella sfinge poi raffigurata <br /> nella Tavolozza del protofaraone, come immersa <br /> in petrose sabbie lungo le belle rive di papiro. E quelle <br /> genti che fecero il lavoro duro di erigerne i monumenti <br /> son coloro che il biblista chiama i Figli di Misraim. <br /> Ma Misraim non è Mis-Rê, l’Egitto dinastico non è <br /> il pre-dinastico Popolo del papiro! Oltre al geroglifico, <br /> lingua conosciuta di allora fu una sola, scritta da nazioni: <br /> il cuneiforme. E le sue parole, incise nella cruda argilla, <br /> si adattavano a ogni vulgata, come ci testimonia Ebla. <br /> Persino Mosè la conobbe, altrimenti come lo avrebbe <br /> inteso uno di Madian quando fuggì da corte? L’accàdico, <br /> ossia l’assiro-babilonese, era la lingua internazionale <br /> di cui acuti faraoni come Ekh-en-Aton si servirono <br /> in diplomazia e sempre in questa Nefertari, una moglie <br /> di Ramses, aveva ottimi rapporti con la consorte del re <br /> ittita, anni dopo quella di Qadesh. Qui perdere il filo <br /> del discorso è molto facile, visto che il Genesi biblico, <br /> tra tanti fatti mitologici, ci parla soltanto di una sola <br /> lingua conosciuta ai tempi delle prime ziqqurat sì alte <br /> come quella di Saqqara, ma nel labirinto di specchi <br /> che è la parola, il nome Arianna significava Colei <br /> che fu bella, poiché Ari significava avvenente e Ann <br /> era suffisso del passato remoto del verbo essere. A noi, <br /> pronipoti di un Noè di nome Deucalione, oggi dispersi <br /> in ogni dove sulla faccia delle terre emerse, dette impulso <br /> anche stirpe d’intrepidi Arii, che conquisero Hariyupeya, <br /> una Harappā dei Rig-Veda. Tutto giusto fin qui? Il canto <br /> mio è desolato, or più non siamo gli stessi di uno ieri, <br /> e dove ritroveremo le nostre radici per guardare anche <br /> alle verdi foglioline? Tutto è caduco, eracliteo “panta rei” <br /> colma ogni buco. Smemoreremo? Si è fatta oscurità, ora, <br /> sulla Terra, a causa di molte calamità l’Oriente soffre. <br /> Chi, senza peccato d’orgoglio, ci guiderà su vie d’eternità, <br /> a chi attingeremo vere perle di saggezza? Da coloro <br /> che ballano la samba sugli altari e ti adescano ragazzini? <br /> Vita, sinonimo di luce, ma molti preferiscono le tenebre <br /> alla vera lampada di un’umanità interiore, si prendono <br /> gioco del loro prossimo, perché adorano un vitello d’oro. <br /> Lontani sono i mondi che noi attraverseremo, lassù, <br /> senza saper bene dove l’inizio della nostra fine. Già <br /> ci si son spalancate le porte dell’universo, lo scrutiamo, <br /> e la polverosa luna è solo un sogno caro a romantici. <br /> Lontani, i mondi lassù, ma non scorderemo il fine <br /> che ci avrà spinto nell’oltre. E quel dì saremo come uno <br /> strenuo fior del deserto, e bello agli occhi del dio Logos.
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