Due suggerimenti

Pubblicato il da Libreria Fahreheit 451 Quarrata

Per questa volta abbandoniamo la quaterna per proporfi un’accoppiata degna di nota.

 

 

Il primo libro che proponiamo racconta di un fatto che, purtroppo, non rappresenta solamente una finzione letteraria e fantastica. Pur non riguardando un fatto realmente accaduto, questo romanzo tratta di vicende che troppo spesso si sono e si verificano da qualche parte di questo nostro misero pianeta.

 

Ce lo propone Piemme  che, con “Dobbiamo parlare di Kevin” di Lionel Shriver (€ 12,00), ci racconta di cosa vuol dire essere madre quando tuo figlio di nemmeno sedici anni, uccide a sangue freddo sette compagni di scuola. Un libro impressionante, duro, sincero e spietato.

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Ecco la trama:

L’8 aprile era un giovedì, ma per Eva sarebbe diventato “il giovedì”, un giorno sospeso tra una vita normale e un incubo che prende forma con la prepotenza del terremoto. Perché quel giorno suo figlio Kevin, quindici anni, è andato a scuola, ha radunato sette compagni e un’insegnante nella palestra e li ha uccisi con lucida determinazione.

E mentre la società reagisce a questa mattanza con un misto di rabbia e presuntuosa commiserazione, Eva ha bisogno di trovare una spiegazione a un gesto tanto sconvolgente.

D’istinto cerca in se stessa la responsabilità, come se questa ammissione la proteggesse dagli sguardi avidi e taglienti che sente su di sé. Così Eva ripercorre gli anni che la separano dal “giovedì”, ricostruendo il rapporto con quel figlio difficile fin dalla sua venuta al mondo. In perenne contrasto con il marito, sempre pronto a prendere le difese del bambino e cieco di fronte a quelle che per lei sono le prove di una sua innata malvagità, Eva ha trascorso quindici anni in un limbo, circondata da un funesto presagio, alla disperata ricerca di un gesto, una parola che smentisse la preoccupante indifferenza con cui Kevin affrontava ogni cosa.

Quello che dipinge è un quadro lacerante e sofferto. La storia di una maternità che non vorrebbe mai essere raccontata.

 

 

 

“Le cose spaiate si devono appaiare. Le cose rotte si devono aggiustare. E quelle che fanno soffrire si devono curare. Si fa così. Io questo lo so.”

 

Dopo lo strepitoso esordio con “Rossovermiglio” (Feltrinelli), torna con un altro romanzo ricco di patos Benedetta Cibrario che, con “Sotto cieli noncuranti” (Feltrinelli € 16,00) ci propone un racconto incalzante a più voci a tratti psicologico.

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Troviamo Matilde, dodici anni che non sopporta i guanti spaiati e compie piccoli, bizzarri rituali per addomesticare la realtà, per darle un ordine.

In una Torno piena di neve, pochi giorni prima di Natale, il padre di Matilde, il magistrato Giovanni Corrias, è chiamato ad indagare sul caso di un bambino morto in circostanze misteriose. Mentre avvia i primi accertamenti e formula le prime ipotesi sua moglie viene investita da un auto, ed è come se la sorte disegnasse una sua geometrica contemporaneità. Al colpo durissimo il magistrato risponde facendo leva sul senso del dovere aiutato da Violane, una giovane poliziotta laureata in psicologia, a ricostruire la sequenza dei fatti.

Matilde, intanto, osserva gli adulti e il loro dibattersi alle prese con la fragilità dell’esistenza. Con ostinata tenerezza si domanda in che maniera curare il dolore del padre e delle sorelle, nella convinzione che spetti a lei tentare di aggiustare quello che si è improvvisamente rotto, e alla geometria oscura della morte se ne sovrappone un’altra, luminosa e impalpabile.

 

Ciao e alla prossima.

 

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