Avevo sei anni e mezzo - Simone Di Maggio ( Fazi )

Pubblicato il da Libreria Fahreheit 451 Quarrata

 

avevo sei anni e mezzo"Nella camera ardente, tra parenti singhiozzanti e facce forzatamente tristi che nemmeno riconosco,mi avvicino alla bara e infilo nel taschino del vestito che è stato fatto indossare a mia nonna la scatolina con i miei ansiolitici e un foglietto ben piegato, con le parole che ho scritto per salutarla.
E dirle grazie, «per avermi aiutato a tenermi stretti i miei sogni».
C’è una poesia, una preghiera. Ci sono parole scavate sulla lapide della tomba di mia nonna, e scuoto la testa pensando alla loro incapacità di afferrare davvero il vuoto e la solitudine e il dolore che provo. Cose pericolose, il dolore e la solitudine. Cose estremamente retoriche, anche. Quindi ora, Valeria amore mio, Valeria che mi hai salvato, che ogni giorno mi salvi, cosa vuoi che ti dica di più? Che vuoi che tiri fuori da me, per toglierti di dosso questa sensazione di distanza e silenzio freddo? Non ti basta questo, che ti amo, che ti dico che ti amo? Di più non posso dirti. Sai, lei faceva il tifo per te, Vale. Perché mi voleva bene, e aveva già capito tutto, secondo me. Quello che sono, quello che sarei potuto essere – più forte e più felice, certo – e perché le cose sono andate come sono andate. Ma lei ti aveva visto, qualche volta, ti conosceva nel modo in cui gli anziani dicono di conoscere le persone e le cose, in questo magari un po’ presuntuosi. Com’era lei. Che però aveva capito o indovinato la mia ferita; aveva capito o indovinato me, e te, e ciò che di splendido potevamo diventare insieme, e che ora siamo. Insieme. Quindi adesso afferro le tue mani, Vale. Le mani con cui mi picchi, che batti contro il mio petto, con le lacrime agli occhi, come a scardinare una porta blindata che non si apre. Così dici: che sono come una stanza chiusa da una porta blindata che non puoi aprire. Non sempre, ma a volte hai l’impressione che faccia di tutto per sfuggirti, per ripararmi dietro quella porta… Ti distraggo, ti faccio ridere, ti prendo per mano e ti accompagno in tutte le stanze che si aprono dentro di me, ma ce n’è sempre una che resta chiusa, inaccessibile. E allora ti dico amore mio, è meglio così, in quella stanza non ci entro più nemmeno io, credimi: ché dentro c’è un odore acre, e brutte fotografie appese ai muri, e un rubinetto arrugginito che non gira bene, e un sacco di cose che è meglio tenere lì, in silenzio, con la luce spenta.
Ora baciami, non piangere, abbracciami, baciami, aspettami. Devo prenderla Vale, è solo una pastiglia, una sola, devo… per spegnere la luce in quella stanza. Tu vieni qui, dammi le tue mani."

 

"Un esordio narrativo che è un grido di dolore , una confessione lucida e consapevole dell’oggi trentenne Simone Di Maggio. Attraverso una scrittura tesa, a tratti commovente a tratti spietata come può essere la vita, Di Maggio racconta sotto forma di romanzo le conseguenze delle “attenzioni” ricevute quando era bambino. Una rielaborazione degli abusi subiti che diventa liberazione dall’ombra della pedofilia e insieme romanzo rivelazione di un raro talento di scrittura. Dal parco alla periferia torinese di un’infanzia violata, tra cigolii d’altalena, mamme che urlano di gioia, all’ombra del Falco, l’uomo che con carezze e apparenti dolcezze per anni vivrà nei “luoghi oscuri” della vita del protagonista. Un libro toccante: scritto come una partitura di violino tra gli spartiti imprevedibili della mostruosità umana."… (Gian Paolo Serino)

Avevo sei anni e mezzo

Simone Di Maggio

Fazi  €13,50


 
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